Pubblico privato no profit

16 06 2010

Dalla data di pubblicazione dell’ultimo post pubblicato su questo blog…è evidente che non ho così tanto tempo!

Non mi lamento eh, anzi credo che la frase che più mi accompagna di questi tempi è: ” Mi bacio i gomiti”.

Provo a riassumere gli ultimi passi del sottoscritto dividendo goal e settore di attività, in rigoroso ordine alfabetico: tutto nasce dal fatto che mi divido tra pubblico privato e no profit, senza dimenticare l’ambito universitario.

Il link tra tutto sono io. Vado per ordine.

All’interno di una delle azienda sanitarie più importanti d’Italia mi occupo di una parte del web.

E’ finalemente on line il nuovo sito realizzato con un CMS open source, Plone: in particolare ho seguito la formazione dei circa 70 redattori che formano quella che ho definito “la redazione diffusa”.

Incontrare la periferia ed essere l’evangelist di turno, mi ha dato non poche soddisfazioni!

Le conseguenze non son da poco: la diffusione del sapere coinvolge direttamente l’organizzazione, spesso cambiando le gerarchie. Questo, vissuto in una PA di grandi dimensioni non è da poco: tra l’altro, questo aspetto è stato il fulcro della presentazione del collega Luca Ribani che ha presentato il nostro modello al barcamp di innovatori PA. Non chiedetemi perché non c’ero anche io, perché m’arrabbio ancora :(

Ma il mio angolino all’Ausl bolognese, sono i social media aziendali: per ora sono attivi il canale ufficale aziendale su Youtube che cerca di creare uno storytelling aziendale, anche attraverso visi meno ufficiali, e il profilo twitter twitter.com/AUSLBologna.

Apportare dei nuovi modelli di comunicazione non è facile ma non mancano le soddisfazioni. Il canale youtube è stato segnalato da Luca Conti in una presentazione su “Health, salute e web 2.0” e il profilo twitter è stato posizionato da Turismo Emilia Romagna nella “guida alle PA che cinguettano“: lavorare in una PA non è facile, sopratutto conoscendo i tempi e la flessibilità del privato, ma è fisso nella mente il claim di innovatori PA, “innovation without permission“.

E’ l’associazione culturale che ho fondato oramai nel 2007. L’idea di fondo è che, riprendendo R.Florida, senza diversità non c’è innovazione: e visto che ora l’Italia sta vivendo un cambio come non mai…. Il tempo per me è poco ma la voglia di parlare d’intercultura andando oltre gli isterismi rimane forte: per chi conosce un po’ il mondo, le patetiche discussioni provinciali e razziste mi provocano…la voglia di fare. Andando per ordine, con crossmode ho fatto una bella lezione con l’amico Enzo Napolitano di Etnica, il centro studi di economia interculturale : si parlava di cross marketing a Scienze Politiche a Bologna, facoltà dove mi sono laureato. Ho citato Everything is miscellanous di Weinberger e Identità e violenza di A. Sen cercando di riflettere sul fatto che chi non è contaminato?

Sempre con Etnica, ho accettato di far parte di Welcomeaward Bank , il premio dedicato alla banca più innovativa verso il target migrante: si terrà a novembre ma ci sto già lavorando.

Per il secondo anno ho organizzato Suoni Senza Confini, il concorso riservato a band musicali con almeno un componente di origine straniera. Hanno vinto i Tango spleen, di cui metto un video qui sotto.

Per me, un pò porteno dentro, è stato un piacere premiare una gruppo argentino-italiano: tornando al progetto,  Suoni Senza Confini si conferma la cartina di tornasole per valorizzare l’Italia che cambia. E Poi c’è bisogno di progetti che parlino di intercultura in ottica cool che vadano oltre l’emergenza. Certo, son lontani i tempi dell’energia del concorso creativo per nuovi italiani perché il tempo che dedico a crossmode è poco…

Il progetto di comunicazione della rete d’imprese della Camera di Commercio Italo Slovacca continua a crescere: abbiamo ricevuto il premio per l’innovazione dal Ministero dello Sviluppo Economico Slovacco e a breve lancerò un nuovo blog, questa volta in slovacco perché pensato per il mercato interno. La ricerca che italoblog suppone è tanta e gli input sono continui anche grazie allo staff, Roman e Guglielmo, ed in primis Alessandro, vero driver. Italoblog è un progetto che considero d’avanguardia perchè linka in modo permanente una rete di PMI e il web 2.0. Ora a Bratislava c’è il festival DolceVitaj: l’evento italiano per eccellenza, esempio di diplomazia informale, che ora mi porta una volta alla settimana a Bratislava per tutto giugno. Fortuna che c’è la linea diretta Bologna-Bratislava di Ryanair! Parto al giovedì e torno al sabato.

Ultimo ma pieno di energia, ecco il lab di marketing territoriale nel web 2.0 che ho ideato e realizzato grazie, e assieme, a Valentina Bazzarin. All’interno della Facoltà Magistrale, Corso di Laurea di comunicazione pubblica e sociale, ho portato il web 2.0 con tutto ciò che ne consegue. Qui trovate tutte le info. Incredibile la mole di dati che abbiam raccolto su Bologna, caso studio del lab: l’entusiasmo di parte dei ragazzi che ora non mollano e vogliono creare una start up, o forse meglio un’associazione, per continuare, è stato notevole. Parte di questi son diventati blogger con mia grande soddisfazione.


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L’anno prossimo il lab sarà annuale quindi continuerò ad essere docente, per quanto atipico: la cosa che però mi riempie è pensare che il lab si è trasformato in un prodotto e in una redazione cha ha regalato a Bologna una bella ricerca, una campagna di comunicazione sui social media e una decina di ragazzi che son pronti per entrare nel mondo digital pr, tra turismo e comunicazione.

Il lab ha poi organizzato un barcamp, TagBoCamp, dedicato al marketing territoriale nel web 2.0 creando, credo per la prima volta, un meeting point di tutti gli opinion leader dell’on line di un territorio definito: la nuova comunicazione passa dall’on line e tagbolab li ha chiamati a raccolta.

Qui due bei post di Roberta Milano e Gigi Cogo dedicati al lab. Il prossimo 29 giugno, grazie a R.Milano, andrò a ToscanaLab per parlare di turismo nell’evento “internet for better life“.

Il progetto TagBologna crescerà, le idee non mi mancano e lo spazio, vista anche l’arretratezza italiana, è enorme.

Cosa accomuna tutte queste mie esperienze?

Credo che l’asset principale sia la voglia di fare e una sana progettualità che ha nella strategia, il tool principale. Poi credo che si tratti di progetti di frontiera che uniscono visioni complesse e la voglia di fare sistema: è’ necessario fare rete, abbassare i costi e condividere know how e risorse.

E poi il web e questa sana e inarrestabile voglia di conversazione per aprire lo scrigno del brand e andare oltre la 32° tesi del cluetrain manifesto:”  Molti programmi di marketing si basano sulla paura che il mercato possa vedere cosa succede realmente all’interno delle aziende”.

A questo punto, dopo questi mesi di rock n’ roll, è doveroso fermarsi: la strada è lunga ma fin qui tutto bene, direbbe Kassovitz!

Grazie a tutti questi progetti, che si sormontano e si alimentano, ho avuto la fortuna di incontrare splendide persone che, giorno per giorno, arricchiscono il mio mondo: ne avrò ancora per un mesetto e poi vacanze. Credo meritate eh..

Ciao e a presto





La comunicazione sociale nei social media

14 03 2010

E’ tantissimo che non trovo il tempo di scrivere qui…infatti è domenica, sono a Bratislava e pubblico ciò che era fermo lì, in bozza.

Avete presente la fan page su Facebook in cui si invitava a sparare sui bambini down. Qui l’articolo del corriere.it.

La cosa incredibile è che giusto una settimana prima del fatto, ho avuto un incontro con l’AIPD, l‘Associazione Bambini Down.

L’evento rientrava nell’ambito del premio Pubblicità  Progresso ONP Award, in cui si premiava il miglior spot su tematiche sociali.

Lo spot “Assumiamoli” ha vinto:

L’Associazione Italiana Persone Down è a Roma nel 1979 e si pone quale punto di riferimento per le famiglie e gli operatori sociali, sanitari e scolastici su tutte le problematiche riguardanti la sindrome di Down:  ha ben 41 sezioni su tutto il territorio nazionale ed è composta prevalentemente da genitori e da persone con questa sindrome.

L’ idea del video nasce “grazie alla felice collaborazione tra l’associazione, la Saatchi & Saatchi, la casa di produzione The Family, il Gambero Rosso , infine, Medusa Film e Opus Proclama”

Tornando all’incontro, si rifletteva sulla comunicazione sociale, sul futuro e sul presente.

Io ho affrontato il punto di vista del web e dei social media ed ho avuto l’onere e l’onore di parlare tra Alberto Contri e Rossella Sobrero.

Qual’è stato il mio punto di vista?

Ho cercato di comunicare l’importanza della conversazione per una sana e genuina comunicazione, che, nel mondo sociale, evidentemente, può essere il pezzo forte.

Il corollario è poi stato “i social media”: è necessario esserci perchè, oltre ad essere la nuova piazza in cui ci si può incontrare, si deve uscire dalla logica dei comunicati stampa creati in risposta a fatti. Azione reazione è una logica premoderna da cui bisogna uscire.

Immaginiamo cos’è accaduto sull’onda del fattaccio della fan page su FB: la notizia prende quota, poi viene interpellata l’associazione di riferimento, che prepara, con i suoi tempi da comunicato stampa condiviso, una nota da mandare ai media.

D’altronde è ciò che accade in tutte le strutture verticali.

Nel frattempo tutto il web ha già risposto, si è ribellato creando pagine di denuncia e post in cui ciascuno prende posizione: nel tempo in cui l’assocazione si coordina e comunica, il mondo ha già risposto.

A modo suo, chiaro. Ed in questo modo che il sociale deve e può dire la sua.

Scendendo nella pratica, il mio piccolo intervento è cominciato con un domanda: quanti di voi sono su Facebook?

La risposta era positiva per circa il 70% dei presenti che, allargata ai 2400 membri attivi dell’associazione, è già un bel numero.

Credo fermamente che quelle persone che, in vario modo e a vario titolo, gratuitamente prestano il loro servizio, vanno mostrate: a loro, alle loro mani, ai loro visi e ai loro gesti, nessuno può non credere.

Oltre al  sito web dell’associazione ben fatto, completo di numeri di telefono e informazioni  credo, e questo è stato il mio consiglio, che vada comunicata la faccia vera dell’associazione.

D’altronde tutti noi abbiamo avuto una qualche relazione con persone down ed è quello che credo dovrebbero approfondire: raccontare il giorno per giorno per uscire dalla logica della comunicazione esterna per entrare nella conversazione.

Foto, video, interviste dalla vita vera: nè più nè meno che l’everyday life anche senza “i professionisti della comunicazione”.

Certo, ci sono dei rischi da correre, ma piano piano s’impara. Poi quando ci seìi mette la faccia, si vince sempre.

Personalmente ho un ricordo sfuocato che parla della figlia di alcuni vicini di casa, che fu mia amica/ babysitter quand’ero piccolo piccolo. A lei, una ragazza con una lieve forma della sindrome di down, dedico questo post.





1 mese del mic tra usercamp, lezione all’unibo e ethic award

21 11 2009

Direi che in questo mese ne ho fatto di PR.

Son contento: a me piace parlare in pubblico, sopratutto quando racconto cose che mi stanno a cuore.

Ecco gli appuntamenti:

    • Barcamp: si chiamava  user camp, ed è stato il 6 novembre, a Bologna, sala Borsa.

      Iniziativa interessante partita da Dr One con l’utente al centro, finalmente.

      E’ stata l’occasione ideale per presentare Tag bologna, il progetto che prevede che gestisca un laboratorio per gli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Scienze della comunicazione pubblica e sociale, Unibo.

      Da gennaio a giugno, quindi, mi darò all’università: come strumento, avrò un blog.

      Ecco la presentazione del progetto:

       

      • Lezione all’unibo: era all’interno del corso “comunicazione e marketing“, sempre all’interno del Corso di Laurea Magistrale in Scienze della comunicazione pubblica e sociale.

      Mi son divertito ed ho cercato di fare una incursione sul mondo del web 2.0 con focus sugli usi socialiQui tutti i link che ho utilizzato: una panoramica generale, con fughe verso le eccellenze. Ho utilizzato tutti materiali disponibili in rete, cercando di stimolare i “discenti”.

       

      • Premio per le aziende impegnate per un futuro sostenibile, l’ethic award: ne ho parlato su crossmode (qui e qui) visto che ero invitato a parlare da blogger sulle “cose interculturali”.

      E’ stato molto molto interssante parlare nella sede del Sole24ore, davanti a circa 80 imprenditori, dell’Italia interculturale: sembravano interessati… appena ho il video, lo posto qui.








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